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Il dovere della memoria, il futuro dei diritti.

Palermo - Il 1° maggio 1947 si tornava - dopo 21 anni - a celebrare la festa dei lavoratori, dopo che il fascismo l’aveva conculcata al punto da renderla un’appendice del natale di Roma, spostandola al 21 aprile. Circa duemila lavoratori della zona di Piana degli Albanesi, in prevalenza braccianti e contadini, decisero di riunirsi nella vallata di Portella della Ginestra per manifestare contro il latifondismo, a favore dell’occupazione delle terre incolte ma, anche per festeggiare la vittoria del “Blocco del Popolo” alle recenti elezioni per l’Assemblea Regionale Siciliana, svoltesi il 20 aprile di quell'anno e nelle quali la coalizione PSI - PCI aveva conquistato 29 rappresentanti (con il 29 per cento dei voti) contro i soli 21 della DC (crollata a meno del 20 per cento). Solo quattro mesi dopo si seppe che a sparare materialmente furono gli uomini del bandito Salvatore Giuliano. Non fu mai fatta luce sui reali mandanti della strage, anche se il rapporto dei carabinieri faceva chiaramente riferimento ad "elementi reazionari in combutta con i mafiosi locali". Lo scenario più realistico vede coincidere interessi post fascisti legati alla X MAS di Junio Valerio Borghese, quelli dei servizi segreti USA (preoccupati dell'avanzata socialista - comunista in Italia) e quelli dei latifondisti siciliani. Non fu mai possibile dimostrare la veridicità di questo scenario perché Giuliano fu ucciso, forse dal suo luogotenente Gaspare Pisciotta, nel 1950 e lo stesso Pisciotta nel 1954 fu avvelenato in carcere con della stricnina nel caffè, dopo aver preannunciato rivelazioni sulla strage.


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